Gruppo Sportivo Lorenzago

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Storia del Bob 

(Tratta dal sito http://web.genie.it/utenti/c/ciliotta/index.htm)

 

Anche se la stella azzurra non sembra brillare come alcuni lustri or sono nel firmamento del bob internazionale, sono sempre in molti a gustarsi emozionanti discese di bob a due e a quattro su pista naturale, nell'allettante contesto delle gare "Italia Cup" e "Coppa Europa" che si tengono spesso in Cadore e dintorni. Chi ama la montagna del resto non può certo lasciarsi condizionare dalla Moda del successo, dal protagonismo effimero che vive sul divismo della star del momento, sulle glorie nazionali contingenti, su, fenomeni cioè catalizzatori pur a doppio taglio, tipo Tomba la bomba, per intenderci.
Il bob e lo slittino continuano ad essere nonostante tutto "sport puri", fatti di cuore e sacrificio disinteressato, di velocità "ecologica", di brividi atletici e senza propellenti artificiali, di emozioni provate ed indotte con l'ausilio della sola forza di gravità, messa al servizio di muscoli, equilibrio e sangue freddo.
Non va dimenticato poi che il bob è nato in Cadore quasi 90 anni fa: fu nel 1903 che Aldo Silvestri di Tai, mentre era studente ad lnnsbruk, notò alcune strane slitte a quattro pattini con volante, ingegnandosi quindi a costruirne una simile in patria: era il primo bob del Cadore e forse anche d'Italia. Al primo prototipo seguirono poi molti altri, che interessarono alquanto gli Alpini di Tai, che organizzarono diverse gare sui prati ghiacciati accanto alla caserma.
Dal 1908 i fratelli Fanton per illustrare ancor di più la fama del loro già lanciato "Albergo Marmarole" di Calalzo vollero dotarlo anche di un bob acquistato a Davos in Svizzera, mettendolo a disposizione di tutti i loro clienti, o per lo meno di quelli più coraggiosi. Ma la consacrazione ufficiale avveniva nell'inverno del 1914, allorché a Courmayeur proprio il bob dei Fanton, con a bordo tra l'altro l'ingegner Giacobbi e Fabio Monti, vinse la prima gara di questa specialità, precedendo compagini blasonate, come quelle degli ufficiali alpini, dai giornalisti sportivi del barone Franchetti.
Durante la Grande Guerra i soldati automobilisti costruirono a Tai un modernissimo bob, che, dopo la ritirata del 1917 passò ai fratelli Coletti che lo sfruttarono nel dopoguerra per molte gare su strada. Negli anni 20 il lancio definitivo con il cavalier Fanton impostosi in importanti gare a Manzago e Plan di Valgardena.
I cortinesi organizzarono nel 1922 il campionato italiano sulla strada dal Falzarego e, dimostrando di intendere subito le grandi potenzialità turistiche di questo sport, così costruirono la prima pista artificiale, ideata dal Commendator Tershake e progettata dall'ingegner Giacobbi: sarà questa la pista intitolata poi a Duilio De Polo, teatro mirabile dei campionati del 1936 e del 1954 nonché delle Olimpiadi del 1956.
Ma i cadorini, vuoi per virtù, vuoi per necessità, non abbandonarono la primitiva concezione delle discese su strada, sfruttando appieno le ottime opportunità di tante piste di montagna. I fratelli Mirko e Milo Coletti di Tai, i fratelli Tabacchi, Guido De Lorenzo, Nini Ciotti, i fratelli Toscani sono soltanto alcuni dei protagonisti segnalatisi negli anni '23 e '30.
Cortina, Pieve e Valle furono invece i primi paesi con società di bob, regolarmente costituite ed inquadrate nella FISI.
Nell'immediato secondo dopoguerra quattro sodalizi furono veramente trainanti e cioè i due Bob Club di Cortina e quelli "cugini" di Pieve e Tai, cui seguirono nel 1948 quello di Lorenzago e nel 1951 quello di Pelos.
Furono anni davvero eroici con in pista i mitici modelli Fairaben e Podar (legati indissolubilmente anche al mito di Eugenio Monti) spesso rinnovati artigianalmente con soluzioni autarchiche ma originalissime; numerose furono le vittorie cadorine a Vipiteno, sulla Mauria, sulla pista di Cortina, in gare a livello triveneto o addirittura nazionale. Silvestri, De Martin, Tabacchi, Da Pra, Tremonti risultavano gli alfieri più ostinati in quel periodo dominato dall'inebriante atmosfera delle Olimpiadi cortinesi. Il resto è storia recente, caratterizzata in questi ultimi anni da una certa decadenza e da molte disaffezioni per uno sport divenuto troppo tecnologico e alla portata di sodalizi ricchi e sponsorizzati. I giovani di oggi sembrano prediligere il rombo dei motori e quando coltivano la discesa sui bianchi pendii non vogliono rinunciare alle comodità di seggiovie e ski-lift vieppiù attrezzati. Eppure in Val Ansiei e in Oltrepiave abbiamo spiato già quest'estate qualche devoto adepto chino in officina su strane sagome affusolate e rigorosamente senza ruote: segno che il vecchio amore non è ancora morto.